giovedì 27 luglio 2017

Colazione intorno al mondo



Trovarsi per caso in un hotel a Francoforte dopo aver perso un volo di coincidenza ti ricorda come ogni Paese e cultura abbia le proprie regole relative alla colazione.

Prendete gli italiani: sgranocchiare biscotti (che gli americani chiamerebbero cookies), un dolce, uno snack o una piccola tentazione golosa, brioche (che i francesi considererebbero un pane dolce) e un cappuccino - che circa mezzo mondo ha adottato come bevanda preferita durante tutta la giornata, anche se in tazze enormi - è la norma.

Nel Regno Unito una colazione completa costituita da salsiccia nera (leggi sangue), baked beans (leggi gas), pane e pomodori fritti (leggi unto), e uova (leggi ogni giorno) è ancora la preferita e più in voga, ma un toast - che in Italia e Grecia è un panino tostato con prosciutto e formaggio - e marmellata vanno bene quando si va di fretta.

Questo mi ricorda di quando ero una studentessa in Francia e la mia amica americana chiese “trois cartes monsieur” e le presentarono tre (trois) “croques-messieurs” (toast con prosciutto e formaggio).
E dieci anni dopo, di un’altra volta quando in Italia un’amica americana ordinò un toast e vedendosi portare pane con prosciutto e formaggio si sentì così in imbarazzo! Noi americani mangiamo qualsiasi cosa, comunque, e a qualsiasi ora, e a proposito…

Gli americani fanno colazione in tanti modi diversi, a seconda del tempo a disposizione: pancake serviti con burro, sciroppo d’acero, gocce di cioccolato, hash browns (una sorta di frittella di patate grattate fritte), bacon, frutta, uova, pane tostato, bagel, caffè, succo d’arancia e qualunque altra cosa o un mix di ingredienti, o ancora una grande tazza di cereali con latte preso da un bricco da un trilione di galloni.

La cucina giapponese può essere un appuntamento fisso per gli occidentali il venerdì sera, o qualsiasi altra sera, ma immaginiamo una colazione completa realizzata con la maggior parte degli ingredienti che trovi quando mangi al ristorante giapponese: riso, pesce, verdure e zuppa di miso.

Spostiamoci poi verso il corno d’Africa e verso i “putupap”, i “pumpuka”, i “beskuit” e i “kenkey”, diverse versioni di farina di miglio e di mais servite al naturale, fritte o con pancake di platano e fagioli se si hanno a disposizione gli ingredienti, caffè o un buon tè rooibos non mancano quasi mai.

Il versatile platano ricompare spesso in tutta l’America centrale, a Panama (fritto, schiacciato o grigliato) in patacones e servito con salsa all’aglio e fegato o con tortillas di mais con formaggio o una variante di pasta di mais arrotolata in foglie di banano.

Di nuovo qui in Germania, comunque, tra le mura dell’Intercontinental, c’era un’enorme varietà di salsicce, a fette e intere servite accanto ad un tagliere di formaggi - che non ho mai visto nemmeno ai migliori cocktail party – con da un lato una selezione di creme in varie consistenze e colori e dall’altro una fantastica schiera di pani neri con semi.

Io scelgo Brot e Kaffee.


Per fortuna der Kaffee, koffie, coffee, caffè, kopi, kave, ikhofi è universale – e qui è tradotto in più di otto lingue sulla macchina per caffè – e sì, ovviamente, hanno il cappuccino.

Breakfast around the world













Nothing more than ending up in a random hotel in Frankfurt unexpectedly after missing a connecting flight reminds you more of how every country and culture has its own breakfast thing going on.

Take the Italians. Munching away on “biscotti,” which Americans would consider cookies, a sweet, snack or treat, “brioche,” which the French would consider a sweet bread, and a cappuccino, which pretty much half the world has actually adopted for their preferred all day drink - however in massive cup sizes - is the norm.

In the UK, a full breakfast of black (read blood) sausage, baked beans (read gas), fried bread and fried tomatoes (greasy), and eggs (read every day) is still the going favorite but toast, which in Italy and Greece is a toasted ham and cheese sandwich, and jam are acceptable when one is in a rush.

That reminds me of when I was a student in France and my American friend asked for “trois cartes monsieur” and three (trois) “croques-messieurs” showed up (toasted ham & cheese sandwich.) And, ten years later of another time when in Italy an American friend ordered “toast” and a toasted ham & cheese sandwich showed up much to her hung over chagrin.) We Americans will eat anything, anytime though, which brings me to…

The Americans do it any which way depending on time on hand, pancakes can be served with butter, syrup, chocolate chips, hash browns (fried grated potatoes), bacon, fruit, eggs, toast, bagels, coffee, orange juice and whatever or any mix thereof or a big bowl of cereal with milk from a trillion-gallon jug.

Japanese cuisine may be every westerner’s go to on a Friday night, or any night for that matter, but what about doing a full Japanese breakfast with most of the same ingredients you get in your local sushi lunch venue: Rice, fish, vegetables and Miso soup.

Head down to the horn of Africa and the “putupap,” “pumpuka,” “beskuit,” and “kenkey,” varying versions of millet and cornmeal are served up plain, fried or with plantains and bean pancakes when ingredients are on hand, coffee or a nice bush tea is rarely amiss.

The versatile plantain appears often across central America too, in Panama (fried, squashed or grilled) in “patacones” and served with garlic sausage and liver or corn tortillas with cheese, or a variation of corn dough rolled in a banana leaf.

Back here in Germany though, between the walls of the Intercontinental we’ve got a huge variety of sausage shaped meats, sliced and whole served beside a cheese platter - that I haven’t seen recently even at the best of cocktail parties - on one side, a selection of creamed yogurt like things of varying consistencies and colors, on the other and a fantastic array of dark breads with seeds in the middle.

I go for the “Brot” and “Kaffee”.

Good thing “der Kaffee,” “koffie,” “coffee,” “caffè,” “kopi,” “kave,” “ikhofi” is universal-and translated here into over 8 languages on the coffee machine - and yes, of course, they have “cappuccino.”






giovedì 8 giugno 2017

L’inglese si conferma bestia nera per gli italiani










Da una recente indagine internazionale emerge che 4 italiani su 10 hanno perso opportunità di lavoro a causa di una scarsa conoscenza dell’inglese.

In un mercato del lavoro sempre più competitivo e globale, l’inglese non è più un’opzione, uno strumento aggiuntivo di supporto: è diventata una necessità. Lo ripetono continuamente i media, i professori nelle scuole, i responsabili aziendali delle risorse umane.

Conoscere l’inglese aiuta a superare con successo un colloquio di lavoro, aspirare ad una posizione professionale migliore, comunicare con colleghi stranieri, o viaggiare nel mondo in sicurezza.

Eppure proprio i Millennial, la generazione che comprende i nati tra il 1980 e gli anni ’90, sono i più colpiti a livello lavorativo: 1 su 2 dichiara di aver perso opportunità di lavoro per la poca padronanza della lingua.


Un corso di lingua generale, un workshop tematico, un soggiorno-lavoro all’estero, un percorso di e-learning da seguire mentre si è in viaggio, una full immersion o una tavola rotonda di conversazione: le opportunità sono tante e scuole serie e professionali possono aiutarti a trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze per ottenere in tempi rapidi i risultati desiderati.

maka language consulting
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